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Cosa sono i disturbi dell’apparato genito-urinario?

I disturbi dell’apparato Genito-urinario influenzano notevolmente la vita della donna e la sua vita sessuale. In una società moderna dove bellezza e prestanza continuano ad essere i principali messaggi trasmessi dai mass media;la donna si trova sempre più a disagio,compromettendo in maniera notevole la vita di relazione. Per tale motivo,i disturbi genito urinari,insieme alle irregolarità mestruali ed i sintomi climaterici rappresentano le motivazioni più frequenti di accesso ai centri della menopausa e di richiesta di visita ginecologica.

Quali sono i sintomi?

L’approccio terapeutico a tale problematica non è semplice,anzi spesso risulta complesso e con scarsi risultati.Atrofia vaginale,associata a prurito vaginale,bruciore,secchezza e dolore,interessa fino al 40 per cento delle donne in post menopausa.

Soluzioni: cosa si può fare?

Molte donne sono scarsamente consapevoli sia del fatto che la vaginite atrofica rappresenta una condizione cronica con impatto significativo sulla salute sessuale e sulla qualità di vita,sia che sono disponibili oggi trattamenti efficaci e sicuri.Con la radiofrequenza e l’elettroporazione si possono contrastare i disturbi della vaginite atrofica con soluzioni sicure,efficaci e confortevoli. Questa tecnologia offre una soluzione sicura ,efficace non invasiva,aiutando le donne alla ricerca di tutto quanto possa migliorare lo stile e la qualità di vita. Con la radiofrequenza e l’elettroporazione si terapizza la secchezza vulvo vaginale e si interviene sulla lassita’ vaginale. Grazie all’utilizzo di un manipolo da parte di uno specialista si dona elasticità e compattezza al canale vaginale stimolando la produzione di collagene e acido ialuronico ristabilendo così il trofismo dei delicati tessuti vulvari e migliorandone l’aspetto funzionale e estetico. Attraverso l’uso di questa tecnologia si offre un trattamento di altissimo livello,unico,indolore,che non necessita di tempo di recupero e si può effettuare nel tempo di una pausa pranzo.Le pazienti trattate riscontrano sin dalla prima seduta miglioramenti significativi sulla lassita’ vaginale.

Come funziona?

Come funziona questa nuova terapia. Il principio che muove questa tecnologia è la produzione di calore a livello dei piani sottostanti della vagina che stimola la formazione di nuovi fibroblasti e di collagene e di conseguenza il consolidamento e il ringiovanimento dei tessuti vaginali direttamente trattati.

Il rimodellamento del tessuto avviene gradualmente già dalla prima seduta inserendo un manipolo nella parte interna della vagina e inducendo una fonte di calore avvertita confortevolmente dalla donna, sempre nell’ambito dello stesso trattamento mediante il procedimento di elettroporazione si procede a trasmettere a tutti gli strati vaginali acido ialuronico. In questo modo l’effetto termico, contraente e inoculativo dell acido ialuronico produce un rimodellamento e relativa produzione di collagene delle pareti stesse.

La procedura rispetto ad altri trattamenti ha il vantaggio di essere indolore e di una certa velocità nel raggiungimento dei risultati.in genere si raccomandano almeno quattro sedute una ogni settimana della durata di 20 minuti per risolvere i disturbi intimi legati all’atrofia vaginale. Il costo di ogni seduta e’ di 80 euro, nettamente inferiore ai trattamenti farmacologici di lunga durata e ai trattamenti laser.

Benefici del trattamento

Ne consegue un ringiovanimento della mucosa vaginale,con numerosi vantaggi trai quali la stimolazione della vascolarizzazione e produzione di nuove fibre di collagene,maggiore elasticità dei tessuti ed il veloce ripristino strutturale e funzionale della vagina. Già al termine del primo trattamento i benefici per queste patologie e sintomatologie son ben tangibili. Caratteristiche del trattamento La procedura non è invasiva ma confortevole e viene svolta ambulatoriamente. È’ sicura . Non presenta controindicazioni se non alle donne in gravidanza o portatrici di pace maker. La durata media del trattamento è’ di 20 minuti.
I benefici si riscontrano già dal primo trattamento . Non si denunciano effetti collaterali e la paziente può tranquillamente riprendere da subito le attività quotidiane compresa quella sessuale.

Disfunzioni correlate

Per gli stessi meccanismi d’azione sopra indicati il trattamento trova indicazione nella atrofia vaginale. E’ infatti adatto per combattere i sintomi di secchezza e di bruciore intimi dovuti alla menopausa naturale e/o indotta.

Incontinenza urinaria da stress: utilissimo per cancellare l’incontinenza involontaria provocata da semplici azioni quali un colpo di tosse uno starnuto o una risata.

Sindrome da rilassamento vaginale: adatto per ripristinare l’elasticità e là funzionalità dei tessuti vaginali rilassati permanentemente dopo il parto.

Prolasso dei genitali: il trattamento risulta ancora più indicato per coloro che a seguito della menopausa presentano un cedimento strutturale dei tessuti e dei muscoli pelvici che nei casi più gravi possono comportare una importante anomalia estetica e funzionale degli organi genitali,compromettendo la qualità di vita della paziente.

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Vestibolite Vulvare: di cosa si tratta

La vestibolite vulvare è una infiammazione dei tessuti che circondano l’accesso della vagina (vestibolo).

Cos è’ il vestibolo vulvare?

Il vestibolo vulvare è’ l’area dei genitali esterni compresa tra le piccole labbra, delimitata anteriormente dal clitoride, alla quale seguono inferiormente il meate uretrale e l’orifizio della vagina. A livello inferiore questa regione è delimitata dalla commessura labiale posteriore (fossa navicolare). Una delle principali caratteristiche di quest’area è’ rappresentata dalla presenza di una ricca ramificazione di terminazioni libere del nervo pudendo. Subito al di sotto della mucosa queste terminazioni nervose formano un intreccio di reti sensitive pronte a trasmettere uno stimolo sia tattile che dolorifico in corrispondenza del midollo spinale.

Cause

Come già detto, La vestibolite è una infiammazione che coinvolge le mucose del vestibolo della vagina e della regione vulvare posta all’interno delle piccole labbra e al bordo esterno dell’imene. Il disturbo può essere determinato da molte cause, le quali spesso interagiscono tra loro e contribuiscono a peggiorare la sintomatologia. Le cause sono numerose e spesso interagiscono fra loro soprattutto quando il disturbo persiste nel tempo e non viene adeguatamente trattato.

All’origine della vestibolite vulvare vi è spesso una iperattività delle cellule del sistema immunitario, chiamate mastociti, che inducono uno stato infiammatorio prolungato. Al disturbo possono concorrere anche la contrazione riflessa dei muscoli pelvici e l’iper-stimolazione delle terminazioni nervose deputate alla percezione del dolore. Tra i fattori che aggravano e mantengono questa patologia rientrano anche le infezioni croniche e recidivanti, i microtraumi associati alla secchezza vaginale e l’uso di prodotti per l’igiene intima non appropriati.

La vestibolite vulvare si manifesta tipicamente con arrossamento della mucosa del vestibolo vulvare, dolore durante i rapporti sessuali e forte bruciore localizzato. Ciò comporta una serie di fastidi più o meno accentuati e, se non viene gestita prontamente, questa problematica può persistere per anni, con manifestazioni che tendono ad estendersi anche alla regione perianale e ad altre zone genitali inizialmente non coinvolte.

Iperattività  del mastocita

La vestibolite vulvare può essere indotta dall’iper-attivazione di alcune cellule deputate alla difesa immunitaria (mastociti); questa reazione è causata da un’esposizione prolungata e/o elevata a un fattore infettivo o irritativo, responsabile di una risposta immunitaria locale eccessiva. I mastociti non producono solamente le sostanze flogistiche responsabili di eritema e irritazione, ma sono responsabili anche dell’attivazione del nerve growth factor (NGF, fattore di crescita nervoso), che promuove la proliferazione delle terminazioni deputate alla percezione del dolore. L’iper-attivazione mastocitaria può essere favorita da:

  • Infiammazioni ripetute da agenti infettivi come la candida, la gardnerella, l’escherichia coli (proveniente dall’intestino);
  • Microtraumi della mucosa del vestibolo vaginale dovuti a rapporti sessuali in condizioni di scarsa o assente lubrificazione;
  • Stili di vita inappropriati ,come l’uso di saponi aggressivi nelle zone intime e l’abitudine ad indossare abiti aderenti con tessuti sintetici che possono amplificare l’infiammazione locale;

Ipertono del pavimento pelvico

La vestibolite vulvare può essere favorita da una reazione difensiva della zona vaginale che provoca uno spasmo muscolare permanente.

Altri fattori scatenanti

La vestibolite vulvare può essere aggravata dalla contemporanea presenza di disturbi urinari e ginecologici, specialmente di tipo infiammatorio (es. cistiti ricorrenti) che possono accompagnarsi all’ipertono muscolare. All’insorgere del disturbo possono contribuire anche disordini immunitari (allergie, lichen, eczema, ecc…), neuropatie e fattori psicosessuali o relazionali.

Come si manifesta

I sintomi principali della vestibolite vulvare sono tre:

  1. Rossore: l’eritema può’ essere di grado variabile, ma è sempre localizzato in punti vestibolari molto specifici. All’osservazione è possibile notare un arrossamento più intenso a livello dei tessuti della vulva che va dalla base del clitoride al bordo editale delle labbra fino all’ingresso della vagina;
  2. Bruciore;
  3. Dolore durante i rapporti sessuali: nella vestibolite vulvare, la pressione introitale, la penetrazione dell’orifizio vaginale e il contenimento del pene durante il coito provoca, in genere, una dispareunia immediata; il dolore si interrompe quando il movimento pensiero del partner si ferma e riprende con la prosecuzione del rapporto;

La vestibolite vulvare può causare, inoltre bruciore vulvare dopo i rapporti sessuali e disuria (in assenza di segni di laboratorio relativi ad una infezione urinaria). Le manifestazioni cliniche possono essere esacerbate da tutte quelle situazioni che esercitano una pressione sull’area vulvare, come andare in bicicletta o inserire un tampone vaginale. Se non viene diagnosticato in tempo e trattato adeguatamente il disturbo tende a cronicizzare. In tal caso la problematica persiste indipendentemente dal rapporto sessuale o da altri fattori scatenanti e può diventare invalidante.

Diagnosi

La vestibolite vulvare viene diagnosticata sulla base della sintomatologia emersa durante la raccolta dei dati anamnestici e della visita ginecologica. All’ispezione della vulva non si mette in evidenza alcuna anomalia riconducibile ad altre patologie locali o sistemiche: l’esame obiettivo consente di evidenziare un arrossamento localizzato che può indicare la presenza di una infiammazione, ma altri riscontri fisici risultano normali. La visita ginecologica deve escludere le anomalie che causano dolore, come ad esempio quelle responsabili di dispareunia tra cui vaginite atrofica, lichen, distrofie vulvari, malformazioni congenite, herpes genitale e restringimento introitale post chirurgico.

Terapia

Il trattamento della vestibolite vulvare può prevedere diversi approcci che consentono di rendere le sensazioni dolorose meno frequenti e invalidanti. La combinazione terapeutica più efficace viene sempre personalizzata dal medico in base ai fattori predisponenti, alla gravità e alla durata dei sintomi. Per alleviare le manifestazioni della vestibolite vulvare, innanzitutto, è indicato evitare le sostanze irritanti (es. saponi aggressivi per l’igiene intima) e cambiare gli stili di vita inappropriati. I farmaci più usati per lenire il dolore a livello locale sono la lidocaina (anestetico locale) o il sodio cromoglicato, che stabilizza le membrane dei globuli bianchi, comprese quelle dei associati, interrompendo l’infiammazione neurogena alla base della problematica. Talvolta per interrompere il dolore cronico viene indicata l’assunzione di farmaci sistemici (es. antidepressivi triciclici, anticonvulsivanti, ecc.) finanche ad arrivare alla psicoterapia cognitivo comportamentale e alla terapia sessuologica per ritrovare il piacere dell’intimità.

Terapia con Vagy Combi

I tradizionali approcci terapeutici, utili a livello sintomatico, sono stati superati grazie all’evoluzione di nuove tecnologie che permettono, in modo indolore e non invasivo, una guarigione veloce, completa e duratura nel tempo, mediante l’elettroporazione e la radiofrequenza. Queste consistono in una innovativa tecnica, indolore, senza effetti collaterali, senza controindicazioni e priva dell’uso di sostanze dagli effetti collaterali. Con l’utilizzo di questa tecnologia si stimola il trofismo della mucosa vaginale, risolvendo la sintomatologia legata alla atrofia vaginale. Il trattamento con questa tecnologia inoltre produce un impatto sulla mucosa vaginale e sui tessuti sottostanti, determinando una rigenerazione dei fibroblasti che producono glicogeno, collagene ed elastina.
Grazie a questa tecnica, la mucosa vaginale recupera il suo spessore e la donna ritrova la condizione ottimale, simile a quella antecedente la scomparsa dei cicli mestruali, riacquista il turgore e l’idratazione, scompare il dolore nei rapporti sessuali, migliora la secchezza e il bruciore e diminuiscono infiammazione e disturbi urinari.

La radiofrequenza e l’elettroporazione sono nate per essere utilizzate in dermatologia ma la loro potenzialità è stata studiata e applicata anche in ginecologia e gli studi e i risultati ottenuti ne dimostrano l’efficacia. L’ottanta per cento delle donne sottoposte a questo trattamento, infatti, hanno dichiarato di avere trovato un grande e significativo sollievo dopo questa cura


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Il quadro clinico associato alla menopausa è caratterizzato da molteplici sintomi, parte dei quali verranno descritti in questo articolo. A livello vasomotorio più del sessanta per cento delle donne riporta disturbi quali: vampate di calore, iper-sudorazione notturna, palpitazioni e ansietà. Nella fase di transizione menopausale si registrano solitamente anche variazioni dell’umore, ansia, instabilità e scarsa capacità di concentrazione. Dopo la menopausa invece predominano i sintomi uro-genitali che si manifestano con: secchezza vaginale, prurito, dispareunia, disuria e incontinenza urinaria da stress. Nel complesso i sintomi associati alla menopausa possono avere un impatto notevole sulla funzione sessuale e più in generale sulla qualità della vita della donna. Importante quindi non trascurarli e rivolgersi tempestivamente al proprio ginecologo per le cure opportune.
In questo articolo intendo approfondire due patologie interconnesse che affliggono la donna in menopausa: l’atrofia vaginale e la sindrome genito-urinaria della menopausa.
L’atrofia vaginale, nota anche come atrofia uro-genitale, è una condizione comune che colpisce fino al quarantacinque per cento delle donne in menopausa, caratterizzata da alterazioni anatomiche e fisiologiche a livello genito-urinario e provocate dalla riduzione dei livelli di estrogeni circolanti. Dal momento che i sintomi associati al calo di estrogeni non incidono soltanto sulla vulva e sulla vagina ma influenzano anche il funzionamento delle basse vie urinarie, si preferisce definire l’insieme dei sintomi associati alla menopausa come sindrome genito-urinaria. I sintomi più frequenti di questa sindrome sono: secchezza vaginale, lubrificazione ridotta durante l’attività sessuale, sanguinamento post coito, ridotto desiderio sessuale, irritazione, prurito e bruciore a livello vaginale / vulvare, disuria e frequente urgenza minzionale. A livello genitale, inoltre, si osserva un assottigliamento dell’epitelio vaginale e vestibolare, accompagnato da modificazioni istologiche quali: riduzione del collagene e ialinizzazione, diminuzione dell’elastina, cambiamenti nell’aspetto e nella funzionalità delle cellule muscolari lisce, aumento della densità del tessuto connettivo e riduzione del numero dei vasi sanguigni.
La distrofia vulvare accompagnata da restringimento dell’introito vulvo-vaginale e da involuzione delle caruncole imenali è associata a dispareunia, danno epiteliale al momento della penetrazione con possibile sanguinamento post coitale e sensazioni di dolore, bruciore ed irritazione vaginale. La comparsa di dolore e disagio durante il rapporto sessuale può portare all’insorgenza di disfunzioni sessuali vere e proprie, con calo del desiderio sessuale, mancanza di orgasmo, eccitazione e soddisfazione. Questa condizione spesso si ripercuote sulla vita di coppia e sul rapporto affettivo con il partner. Tali fattori sono tanto più importanti se si considera che la maggior parte delle donne in menopausa rimane sessualmente attiva e disordini della sfera genitale possono condizionarne la qualità della vita.
Anche al livello del basso tratto urinario, soprattutto nel trigono vescicale e nell’uretra, si osservano modificazioni atrofiche. il meato uretrale appare inoltre prominente rispetto all’introito vulvo-vaginale, che lo rende più vulnerabile a traumi e che aumenta il rischio di contrarre infezioni batteriche, ricorrenti del tratto urinario, questo nel cinque diciassette per cento delle donne in post menopausa.
La stimolazione estrogenica è’ fondamentale non solo per la proliferazione endoteliale ma anche per il mantenimento dell’ecosistema vaginale che svolge un ruolo essenziale per il mantenimento del ph locale e per la resistenza alla colonizzazione da parte di organismi patogeni.

Diagnosi della Sindrome genito-urinaria della menopausa

La sindrome genito-urinaria viene di solito diagnosticata sulla base dei sintomi riferiti dalla paziente e sull’osservazione clinica. I segni tipici dell’atrofia vaginale includono riduzione dello spessore labiale, secchezza vulvo-vaginale ,accorciamento e restringimento della vagina con scomparsa delle pliche e presenza di eritema vulvo-vaginale con o senza sanguinamento. È importante sottolineare che a differenza delle vampate di calore e di altri sintomi tipici della transizione menopausale, i sintomi dell’atrofia vaginale non scompaiono spontaneamente né diminuiscono con il passare del tempo ma tendono a progredire se non correttamente trattati.

Terapia

Il trattamento dell’atrofia vaginale si basa sulla introduzione di una terapia ormonale sostitutiva. Il principio alla base di questa terapia è che la somministrazione esterna possa essere efficace nel ridurre i sintomi causati dal deficit di estrogeni. Questo approccio comporta per la donna una quotidianità terapeutica che implica lunghi periodi di trattamento (settimane se non mesi) con risultati che sono riscontrabili dopo molto tempo e non sempre soddisfacenti.

Terapia con Vagy Combi

Grazie all’apparecchiatura Vagy Combi, disponibile presso il mio Studio, posso proporre una nuova opportunità terapeutica che, mediante radiofrequenza ed elettroporazione, permette di introdurre nei tessuti vaginali i principi attivi necessari alla cura dei sintomi e ad ottenere il benessere in breve tempo, in modo confortevole, non invasivo e soprattutto durevole, senza l’inconveniente di procedere a terapie locali quotidiane. Il sollievo della sintomatologia si verifica già dal primo trattamento e per raggiungere un beneficio completo sono sufficienti in genere cinque sedute, una alla settimana. Questa terapia ha inoltre il vantaggio di stimolare la produzione di nuovi fibroblasti, che secernono il collagene atto a rafforzare il tessuto connettivo che sostiene tutti gli organi pelvici, apportando una restituzione veloce della statica pelvica ed eliminando i sintomi fastidiosi ed invalidanti della sindrome genito urinaria.


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Il parto è un evento naturale e rappresenta l’apice del perpetuamente della vita. Purtroppo, pur trattandosi di un momento lieto, anch’esso può essere fonte di complicazioni, soprattutto e più frequentemente a carico delle strutture perineali, a rischio di lesione, con ripercussione funzionale sul pavimento pelvico.

Brevi cenni di fisiologia del pavimento pelvico

Il pavimento pelvico riveste numerose funzioni:

  • Esercita sostegno e supporto degli organi pelvici (utero, vescica e sistema ano-rettale);
  • Garantisce la continenza urinaria e fecale;
  • Interagisce sul meccanismo della defecazione;
  • Collabora, in sinergia con il muscolo diaframmatico, durante la respirazione in gravidanza;
  • Supporta l’utero, la vescica ed il retto, contrastando attivamente le pressioni endoaddominali;
  • Contribuisce attivamente, sia nel corso del travaglio di parto, che durante il passaggio del feto nel canale molle del parto (vagina);
  • Contribuisce in maniera sinergica al bacino ai muscoli addominali e alla muscolatura della colonna vertebrale, a mantenere l’equilibrio stabile del corpo durante i movimenti e le attività quotidiane.

È importante sottolineare che la consistenza delle strutture tendinee e connettivali delle fibre muscolari del pavimento pelvico sono modulate dalla quantità di estrogeni e progesterone presenti. Un alterato quadro ormonale, come la carenza di estrogeni, comporta una ripercussione su tutto il pavimento pelvico predisponendo questa struttura all’insorgenza di disfunzioni pelvi-perineali. A tale proposito modelli sperimentali hanno dimostrato che l’attività dei fibroblasti può essere modulata dal trattamento con estrogeni.

Patologie più frequenti del pavimento pelvico

Le principali disfunzioni sono rappresentate da:

  • Incontinenza urinaria nelle sue tre forme: da sforzo, da urgenza e mista;
  • Ritenzione urinaria;
  • Stipsi e/o incontinenza anale;
  • Alterazioni della statica pelvica (prolassi urogenitali e anali);
  • Dolore pelvico cronico;
  • Disfunzione perineale strettamente muscolare a carico delle fibre in particolare del muscolo elevatore dell’ano;

Gravidanza e travaglio di parto fattori di rischio perineale

I fattori di rischio per il danno perineale si possono riassumere:

  • Etnia;
  • Età materna superiore ai 35 anni per componente elastica dei tessuti collagene;
  • Distanza ano-vulvare inferiore a due cm;
  • Ipertrofia muscoli elevatori dell’ano;
  • Presenza di incontinenza urinaria e/o fecale;
  • Ipoplasia genitali esterni;
  • Presenza di mutilazione genitali femminili;
  • Primiparità;
  • Incremento ponderare in gravidanza superiore a 14kg;
  • Traumatismi muscolari da pregressi parti vaginali;
  • Durata del travaglio;
  • Presentazione podalica del feto;
  • Spinte espulsive intempestive;
  • Circonferenza cefalica superiore ai 35 cm;
  • Peso neonatale (macrosomia del feto superiore ai 4200 gr);
  • Applicazione di ventosa o forcipe;
  • Manovre di kristeller;
  • Manovre di disimpegno delle spalle;
  • Distocia di spalla;
  • Parto precipitoso;
  • Lacerazioni perineali;
  • Riparazione per seconda intenzione di lacerazioni perineali;

È’ molto importante una valutazione del pavimento pelvico prima della dimissione della puerpera, ponendo attenzione alla distanza ano-vulvare per la diagnosi di integrità del perineo profondo; beanza vulvare per la valutazione della tonicità del perineo superficiale; alla qualità della cicatrice episiotomica che in futuro potrebbe causare dispareunia ed infine all’assenza di incontinenza urinaria e/o fecale o di altre disfunzioni pelvi perineali.

Terapia

A partire dalle 6/ 8 settimane dopo il parto, se dovessero persistere le disfunzioni appena descritte, si deve intraprendere un percorso terapeutico atto a ricostituire la funzionalità del pavimento pelvico. Tale percorso comprende la fisioterapia mediante gli esercizi di Kegel associati ad applicazioni di creme a base di estrogeni, acido ialuronico, vitamina E ed attivatori del microcircolo.

Terapia con Vagy Combi

Queste terapie, per risultare più efficaci in tempi più brevi, possono essere somministrate con le nuove tecnologie della radiofrequenza e dell’elettroporazione, che permettono in modo indolore e non invasivo la formazione di fibroblasti secernenti, collagene ed elastina e reintegrano così il connettivo che sostiene il pavimento pelvico, apportando una restituzione più veloce della funzionalità perineale ed eliminando sintomi fastidiosi e invalidanti della sfera genitale femminile.


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Numerose condizioni vulvari si verificano con una certa frequenza nelle donne in post menopausa. I sintomi includono principalmente prurito ed irritazione vulvare, spesso accompagnati da dispareunia, cioè dolore durante i rapporti sessuali. Sono stati usati molti termini per descrivere i disordini di crescita epiteliale vulvare che producono modificazioni non specifiche. Questi termini comprendono: leucoplachia, lichen sclerosus, atroficus vulvite atrofica ed iper plastica e craurosi vulvare.
Il potenziale maligno delle distrofie vulvari si attesta a meno del cinque percento dei casi.

Iperplasia squamosa

L’iperplasia squamosa si verifica più frequentemente nelle donne in post menopausa, ma può presentarsi anche durante gli anni della fertilità. Il prurito è il sintomo più comune e la lesione appare spessa ed ipercheratosica. L’esecuzione di biopsia è essenziale sia per una diagnosi certa che per valutare la presenza di atipie ed eventualmente escludere una componente maligna. Il trattamento prevede applicazioni locali quotidiane a base di creme contenenti dicorticosteroidi per una durata di circa sei mesi. Tali applicazioni sono generalmente sufficienti a provocare una regressione della lesione. Da non escludere le recidive; in tal caso sarà necessaria una seconda biopsia ed un nuovo trattamento della stessa durata.

Lichen sclerosus

Informazioni sul Lichen sclerosus, sono consultabili su questa pagina.

Distrofia mista

La distrofia mista è caratterizzata dalla comparsa, in quantità variabile a seconda della gravità, di tessuto iperplasico e ipoplastico e rappresenta circa il venti percento delle distrofie vulvari. L’atipie si verifica molto più frequentemente nelle distrofie miste piuttosto che nelle distrofie iperplastiche. I sintomi più comuni sono: bruciore, prurito e la già citata dispareunia. La lesione si presenta cheratinizzata con epitelio bianco associato a zone di epitelio chiaro sottile lucido e rugoso. La diagnosi viene fatta a mezzo di biopsia e, per escludere aree di atipie, con biopsie multiple. Il trattamento prevede generalmente l’applicazione quotidiana di corteosteroidi fluorinati in crema per 6/8 settimane, seguita dall’applicazione di creme a base di testosterone per un periodo assimilabile al primo.

Lesioni uretrali

Anche le lesioni vulvari si verificano più comunemente nelle donne in post menopausa e comprendono le caruncole uretrali ed il prolasso della mucosa uretrale. Varie lesioni della cute vulvare, inclusa la chetatosi vulvare, possono essere trattate con estrogeni topici in crema. Lesioni della cute vulvare inclusa la cheratosi seborroica e gli angiomi a ciliegia (e angiomi senili), si verificano comunemente su cute senescente.

Terapia con Vagy Combi

Come già si è trattato ampiamente sulle terapie classiche per il trattamento delle patologie vulvari, si evince che le applicazioni giornaliere protratte nel tempo richiedono pazienza ed attenzione, invalidando la qualità del vivere quotidiano. Oggi gli stessi farmaci possono essere veicolati e somministrati in modo non invasivo, indolore e con più efficacia con intervalli più lunghi (una volta alla settimana anziché applicazioni giornaliere) mediante la radiofrequenza e l elettroporazione. Queste tecnologie permettono ,rispetto al trattamento tradizionale, di raggiunger più in profondità i tessuti lesi e nel contempo una rigenerazione del tessuto connettivo mediante la stimolazione dei fibroblasti, migliorando notevolmente la sintomatologia e soprattutto facendola perdurare più a lungo nel tempo.

 


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Il prolasso si verifica quando un organo esce dalla sua sede naturale

Il prolasso vaginale si verifica quando vescica, utero e retto scendono verso il basso e nei casi più gravi arrivano a fuoriuscire dalla vagina. Le gravidanze complicate, i parti e le lacerazioni vulvo-vaginali sono fra le cause più frequenti di questa patologia.

Durante gli sforzi del parto è possibile che un feto produca alla partoriente uno stiramento eccessivo delle fibre muscolari che interessano il pavimento pelvico e la mucosa vaginale, determinando una lassità di questi tessuti e la conseguente loro lacerazione. Questa evenienza, anche dopo la ricostruzione chirurgica, può lasciare residuati più o meno importanti ed a volte persistenti, fra i quali: dolore, deficienza e/o incontinenza urinaria, incompleto svuotamento della vescica, infezioni ed ostruzioni vulvo-vaginali.

Prolasso: le conseguenze per la paziente

Buona parte di questi disturbi, oltre che sgradevoli e dolorosi, compromettono la conduzione di una normale vita sociale ed hanno anche un forte impatto sulla sessualità della donna che ne è affetta. In base al grado della patologia ed alla gravità del quadro clinico, il ginecologo sceglierà la terapia più adatta.

Prolasso: le cure moderne

Nel nostro Studio, grazie alle apparecchiature di cui ci siamo dotati, è possibile migliorare il trofismo dei tessuti mediante nuove tecnologie quali la radiofrequenza e l’elettroporazione. Queste nuove tecnologie, utilizzate a seconda dei casi singolarmente o sinergicamente, permettono la risoluzione anche di questa patologia in modo indolore e non invasivo. Le metodiche consistono nella rigenerazione dei muscoli del pavimento pelvico mediante la produzione di nuovi fibroblasti, che producono collagene ed elastina endogeni, determinando nuove solide fondamenta per il sostegno degli organi pelvici (vescica, retto ed utero), ripristinando i danni subiti dai precedenti eventi. Si assiste così ad una riparazione tissutale pressoché completa rivitalizzando le strutture interessate. Tutto questo è raggiungibile su patologie di lieve e media entità, certamente non su quelle per cui si rende necessario un intervento chirurgico.

Caso clinico

Cistocele di II grado (Caso Clinico)

Paziente G.S., 68 anni, mastectomizzata ad una mammella a 60 anni, riferisce cistocele di secondo grado.
Anamnesi ginecologica: cicli regolari fino a 52 anni, due parti spontanei (peso alla nascita rispettivamente 3.600 e 3.800 grammi), menopausa a 53 anni, ha eseguito regolarmente pap test almeno una volta all’anno.
Visita ginecologica: genitali esterni da pluripara; vagina ampia con cistocele di secondo grado; corpo uterino di volume, forma e consistenza normali, non prolassato. Annessi non apprezzati, collo cilindrico, portio epitelizzata.
Diagnosi: cistocele di secondo grado.

Terapia: ciclo in sistema monopolare di sette sedute (una alla settimana) mediante radiofrequenza ed elettroporazione con crema acido ialuronico al 20% e calendula. Alla terza seduta si nota il miglioramento e la paziente riferisce di non avvertire più la fastidiosa “palla” all’orifizio vulvare. Al termine del ciclo di sedute prescritte, la paziente riferisce la scomparsa sotto sforzo del prolasso.


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Atrofia vulvo-vaginale: la patologia

L’atrofia vulvo-vaginale consiste in un disturbo che riguarda la maggior parte delle donne in menopausa, riconoscibile da secchezza vaginale e dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia).

L’atrofia vulvo-vaginale è dovuta alla carenza degli estrogeni che provocano un assottigliamento delle mucose vaginali, che diventano più fragili e meno lubrificate. Questo comporta, oltre ai sintomi appena esposti, una diminuzione del desiderio del rapporto e quindi influisce in modo negativo sulla sessualità della coppia. Inoltre, spesso l’atrofia vulvo-vaginale comporta perdite ematiche e, a causa dell’aumento del ph vaginale e quindi in presenza di alta alcalinità, può provocare fastidiose infezioni.

Atrofia vulvo-vaginale: terapie comuni

Esistono diverse terapie per risolvere questa patologia:

• Terapia sostitutiva per via generale;
• Terapia locale con estrogeni;
• Terapia con lubrificanti non ormonali;

Le donne che sono state affette da alcune patologie, fra cui la più frequente il tumore al seno, non possono assoggettarsi alla terapia sostitutiva ed a quella locale con estrogeni, mentre la terapia con lubrificanti non ormonali spesso non arreca un sollievo soddisfacente.

Atrofia vulvo-vaginale: terapie avanzate

Recentemente si propone la terapia per via vaginale con la radiofrequenza ed elettroporazione che permette di risolvere questa patologia in tempi brevi ed in modo non invasivo. Essa si basa sul riscaldamento selettivo del tessuto in grado di riattivare il micro circolo epiteliale, apporta più nutrienti alla zona interessata, dona un migliore atrofismo cellulare per la produzione di collagene e sostanze fondamentali ed inoltre migliora elasticità e idratazione della mucosa vaginale. Mediante l elettroporazione, è possibile veicolare per via trans-mucosa i principi attivi necessari al ripristino dalla fisiologia vaginale. Le frequenze precedentemente determinate provocano la conseguente apertura dei canali acquosi consentendo l aumento della capacità penetrativa delle sostanze che altrimenti non potrebbero raggiungere con efficacia l’area da trattare. In tal modo l’associazione delle due tecnologie permette di raggiungere obiettivi efficaci, nella risoluzione di questa ed altre fastidiose patologie. La terapia con l’ausilio di radiofrequenza ed elettroporazione, disponibile nel mio Studio, si somministra ambulatorialmente, non è invasiva né tantomeno nociva e gli effetti sono duraturi.


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