Il prolasso da parto spontaneo

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Il prolasso si verifica quando un organo esce dalla sua sede naturale

Il prolasso vaginale si verifica quando vescica, utero e retto scendono verso il basso e nei casi più gravi arrivano a fuoriuscire dalla vagina. Le gravidanze complicate, i parti e le lacerazioni vulvo-vaginali sono fra le cause più frequenti di questa patologia.

Durante gli sforzi del parto è possibile che un feto produca alla partoriente uno stiramento eccessivo delle fibre muscolari che interessano il pavimento pelvico e la mucosa vaginale, determinando una lassità di questi tessuti e la conseguente loro lacerazione. Questa evenienza, anche dopo la ricostruzione chirurgica, può lasciare residuati più o meno importanti ed a volte persistenti, fra i quali: dolore, deficienza e/o incontinenza urinaria, incompleto svuotamento della vescica, infezioni ed ostruzioni vulvo-vaginali.

Prolasso: le conseguenze per la paziente

Buona parte di questi disturbi, oltre che sgradevoli e dolorosi, compromettono la conduzione di una normale vita sociale ed hanno anche un forte impatto sulla sessualità della donna che ne è affetta. In base al grado della patologia ed alla gravità del quadro clinico, il ginecologo sceglierà la terapia più adatta.

Prolasso: le cure moderne

Nel nostro Studio, grazie alle apparecchiature di cui ci siamo dotati, è possibile migliorare il trofismo dei tessuti mediante nuove tecnologie quali la radiofrequenza e l’elettroporazione. Queste nuove tecnologie, utilizzate a seconda dei casi singolarmente o sinergicamente, permettono la risoluzione anche di questa patologia in modo indolore e non invasivo. Le metodiche consistono nella rigenerazione dei muscoli del pavimento pelvico mediante la produzione di nuovi fibroblasti, che producono collagene ed elastina endogeni, determinando nuove solide fondamenta per il sostegno degli organi pelvici (vescica, retto ed utero), ripristinando i danni subiti dai precedenti eventi. Si assiste così ad una riparazione tissutale pressoché completa rivitalizzando le strutture interessate. Tutto questo è raggiungibile su patologie di lieve e media entità, certamente non su quelle per cui si rende necessario un intervento chirurgico.

Caso clinico

Cistocele di II grado (Caso Clinico)

Paziente G.S., 68 anni, mastectomizzata ad una mammella a 60 anni, riferisce cistocele di secondo grado.
Anamnesi ginecologica: cicli regolari fino a 52 anni, due parti spontanei (peso alla nascita rispettivamente 3.600 e 3.800 grammi), menopausa a 53 anni, ha eseguito regolarmente pap test almeno una volta all’anno.
Visita ginecologica: genitali esterni da pluripara; vagina ampia con cistocele di secondo grado; corpo uterino di volume, forma e consistenza normali, non prolassato. Annessi non apprezzati, collo cilindrico, portio epitelizzata.
Diagnosi: cistocele di secondo grado.

Terapia: ciclo in sistema monopolare di sette sedute (una alla settimana) mediante radiofrequenza ed elettroporazione con crema acido ialuronico al 20% e calendula. Alla terza seduta si nota il miglioramento e la paziente riferisce di non avvertire più la fastidiosa “palla” all’orifizio vulvare. Al termine del ciclo di sedute prescritte, la paziente riferisce la scomparsa sotto sforzo del prolasso.


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